La Chiesa Italiana ha raccolto le risposte del questionario delle diocesi italiane e ha formulato la sintesi (disponibile sul numero di gennaio di NPG). Evidenziamo alcuni tratti salienti.

  1. Giovani, chiesa e società

Ascolto dei giovani: luoghi e contesti informali e in modo intenzionale e strutturato. Rientrano nella seconda categoria i percorsi formativi proposti dalle parrocchie, oratori, associazioni e movimenti; le iniziative di Pastorale Giovanile e degli istituti religiosi. In più dalla scuola, dall’università, dall’insegnamento scolastico della religione cattolica. Anche le nuove tecnologie sono citate come spazi aperti all’incontro e all’ascolto. Le principali difficoltà legate all’ascolto sono la mancanza di tempo, pregiudizi diffusi, mancanza di capacità relazionali in educatori e sacerdoti.

Principali sfide e opportunità dei giovani di oggi: Le principali sfide riguardano il futuro, la ricerca del lavoro e la formazione di una famiglia. Tali sfide possono essere sintetizzate in “identità, libertà e discernimento”; sono appesantite da situazioni di solitudine e sfiducia, dalla fragilità delle figure educative e da contesti socio-economici che spingono a lasciare la propria terra di origine. La sfida è di educare all’amore in chiave di integralità, di responsabilità, di reciprocità, di vocazione al dono di sé. Inoltre viene sottolineata la sfida della fede.

Le opportunità: presenza capillare della Chiesa su tutto il territorio. Le esperienze culturali, di solidarietà e di cooperazione. Ai giovani si aprono nuove strade grazie al senso di imprenditorialità, turismo, ricchezze naturali e artistiche. Possibilità di accedere alle informazioni e all’accresciuta mobilità.

Quali ambienti e luoghi di aggregazione giovanile hanno maggior successo in ambito ecclesiale?

Parrocchie, oratorio, associazioni e movimenti ecclesiali, istituti e congregazioni religiose, le associazioni di volontariato, le società sportive, i cori parrocchiali. Scuole e università cattoliche.

Quali ambienti e luoghi di aggregazione giovanile hanno maggior successo fuori dall’ambito ecclesiale?

I principali spazi di aggregazione giovanile sono quelli che favoriscono il tempo libero, come sport, musica. Sono molto frequentate palestre, società sportive, piazze, bar, locali aperte e discoteche, centri commerciali e in crescita i centri scommesse. Inoltre un luogo importante sono le ‘piazze digitali’. Le associazioni di volontariato e le attività extracurricolari proposte dalle scuole. Sono molti i giovani che non sono coinvolti in nessuna realtà di carattere aggregativo o comunitario.

Cosa chiedono concretamente i giovani del vostro Paese alla chiesa di oggi?

I giovani chiedono una Chiesa che sia autenticamente madre, che dimostri accoglienza, ascolto, vicinanza, e sia disposta a perdere tempo per loro. Desiderano una chiesa che sia una casa con una porta aperta. Inoltre chiedono maggiore credibilità, sobrietà, coerenza e trasparenza da parte dei membri della Chiesa.

I giovani chiedono di essere sostenuti nel loro cammino di vita senza essere giudicati e di poter vivere una fede esperienziale. Chiedono alla Chiesa di poter rinnovare il linguaggio ecclesiale. Sentono forte l’esigenza di radicalità e libertà, incarnate dalla Chiesa che non si riduca a strutture di potere e comunichi chiaramente la gioia e l’amore che le provengono dal Vangelo.

Quali spazi di partecipazione hanno i giovani nella vita della comunità ecclesiale?

All’interno delle comunità cristiane non mancano spazi di partecipazione dei giovani. I limiti che da alcune parti vengono segnalati è che si tratta di luoghi distinti e paralleli da quelli degli adulti e che si tratti di mansioni per lo più esecutive e non di piena corresponsabilità. In molte realtà ai giovani sono affidati incarichi nelle associazioni, oratori, gruppi parrocchiali. Grande è anche il numero di catechisti, educatori, animatori di liturgia, carità sport e tempo libero. 

Come e dove incontrare i giovani che non frequentano gli ambienti ecclesiali?

Scuola e università principalmente. Corsi in preparazione al matrimonio e della cresima, associazioni ecclesiali considerate di stampo ‘di frontiera’, sportive e caritative. Inoltre anche attraverso e grazie gli ambienti digitali. Missioni ed evangelizzazione di strada. Altre occasioni sono le collaborazioni che si istaurano tra Chiese locali e progetti giovani comunali, consultori e centri di aggregazione giovanile promossi dagli enti pubblici. C’è difficoltà nell’incontrare i giovani nei loro luoghi. La testimonianza dei coetanei nei luoghi della vita quotidiana è la via più efficace per un reale incontro.

 

  1. La Pastorale Giovanile Vocazionale 

Qual è il coinvolgimento delle famiglie e delle comunità nel discernimento vocazionale dei giovani? Sono sempre meno numerose le famiglie capaci di un accompagnamento che faccia germinare risposte alle domande vocazionali più profonde; anche le comunità cristiane non sono sufficientemente consapevoli di essere soggetti protagonisti ed essenziali nel discernimento vocazionale. Il rischio è che si guardi alla vocazione in un’ottica strettamente individuale o in chiave funzionale, ossia come risposta a bisogni e urgenze negli impegni pastorali.

Quali sono i contributi alla formazione al discernimento vocazionale da parte di scuole e università o altre istituzioni formative?

In questi ambiti l’alleanza educativa sembra essere molto debole: le scuole e l’università curano l’orientamento dei giovani verso il mercato del lavoro ma sono poco coinvolte nei processi legati alla scelta di vita. Ci sono esperienze che offrono stimoli e provocazioni in questo senso. Il riferimento è alle iniziative della pastorale universitaria, specialmente nei confronti degli studenti ‘fuori sede’. È molto importante il ruolo che gli insegnanti possono avere in questo senso ma è opportuno curare la formazione degli stessi che sappiano interpretare il proprio ruolo di educatori, testimoni di una qualità umana oltre che professionale.

In che modo tenete conto del cambiamento culturale determinato dallo sviluppo del mondo digitale?

L’attenzione ai cambiamenti culturali determinati dallo sviluppo della realtà digitale è unanimemente condivisa. È chiara la consapevolezza delle grandi opportunità che i nuovi scenari portano con sé dal punto di vista antropologico, culturale e anche spirituale. A proposito dell’atteggiamento della comunità ecclesiale, viene sottolineata la carenza di non avere attivato una specifica educazione digitale. Si coglie la fatica ecclesiale di interpretare la portata dei cambiamenti in corso e di formare educatori competenti. I linguaggi ecclesiali sembrano ancora poco adeguati e i giovani li percepiscono spesso come vecchi e incomprensibili.

In quale modo le Giornate Mondiali dei Giovani o altri eventi nazionali o internazionali riescono a entrare nella pratica pastorale ordinaria?

Il pregio che viene più attribuito a tale proposta è quello di avere intercettato l’esigenza dei giovani di incontrarsi, di fare esperienze significative, di scoprire la Chiesa e di scoprirsi Chiesa. Non sono pochi i giovani che raccontano di aver preso decisioni significative per la loro vita durante o subito dopo una GMG. Nonostante i numerosi aspetti positivi sottolineati non sempre tali opportunità vengono sfruttate affinché si realizzi un fruttuoso rapporto tra la GMG e la pastorale ordinaria. Non mancano Diocesi in cui venga segnalata come la continuità venga data da percorsi di accompagnamento e di elaborazione anche in chiave di discernimento vocazionale. Si può affermare che negli ultimi anni è cresciuto l’impegno nel trasformare l’evento vissuto in un percorso educativo e vocazionale. Emerge inoltre un’annotazione relativa alla difficoltà economica di molti giovani ne poter partecipare a questi eventi e la necessità di chiedersi se la GMG sia l’unica esperienza proponibile di università ecclesiale. Si pone l’interrogativo sulle modalità di svolgimento delle GMG e sull’importanza di elaborare nuovi modelli di appartenenza ecclesiale.

In che modo nelle vostre Diocesi si progettano esperienze e cammini di pastorale giovanile vocazionale?

Da parte delle diocesi è molto avvertita l’esigenza di rinnovare i percorsi di discernimento vocazionale proposti ai giovani, stringendo effettive collaborazioni tra chi opera nella pastorale giovanile e chi opera nella pastorale vocazionale, a partire dall’elaborazione di una progettualità diocesana condivisa. Proposte di itinerari formativi, esperienze diffuse di esercizi spirituali vocazionali, percorsi annuali o biennali di discernimento. L’ufficio diocesano di Pastorale Giovanile Vocazionale rappresenta il luogo fi raccordo delle varie vocazioni e di elaborazione delle proposte vocazionali.

Che tempi e spazi dedicano i pastori e gli altri educatori per l’accompagnamento spirituale personale?

Un dato che emerge è la carenza di educatori e di formatori che si impegnino con competenza nella direzione spirituale. Questa constatazione riguarda i presbiteri, che diminuiscono di numero e sono coinvolti in una vita pastorale molto frenetica e dispersiva. 

Quali iniziative e cammini di formazione vengono messi in atto per gli accompagnatori vocazionali?

In diverse diocesi sono proposti laboratori di spiritualità sull’accompagnamento vocazionale e su discernimento. Sono attive anche delle consulte di pastorale giovanile vocazionale e dei gruppi di riflessione e di lavoro di cui fanno parte anche i consacrati. Ci sono anche momenti di formazione permanente per i presbiteri, così anche momenti a carattere regionale e nazionale, come i convegni offerti dalla CEI e dalle Università pontificie.

Quale accompagnamento pastorale viene proposto nei seminari?

La dinamica dei percorsi diffusi punta molto sul coinvolgimento del giovane, invitato costantemente a rileggere la sua vita, le sue relazioni, la propria storia spirituale, nella ricerca di una consapevolezza di sé, delle proprie risorse e dei propri limiti. In alcune realtà si è deciso di affidare un seminarista ad alcune famiglie che vengono coinvolte nel confronto con i superiori circa il discernimento del cammino vocazionale.